15 Giu 2009

Storia del filet

Pubblicato alle 11:24 under uncinetto-filet

La parola filet deriva dal francese e letteralmente vuol dire "rete" è una trina ad ago detta anche filet "brodè" (rete ricamata), filet "d’art", filet "italien" (perché creata in Sardegna).

La lavorazione della sola rete è molto antica, solo nei primi del XVI secolo iniziò la sua diffusione con i punti di riempitura, per continuare fino alla metà del XVII secolo dove sparì dagli inventari, ma in Germania venne riproposto nei modellari, fino al 1750.

II merletto con la tecnica a " filet " o rete ricamata, è una autentica rete da pesca: la tecnica più diffusa che viene usata ancora oggi è quella creata con un ago particolare che si chiama modano. Tecnica antica d’intreccio a rete annodata come quella dei pescatori. I pescatori confezionavano le reti per catturare i pesci con filati ruvidi e di poco pregio e con l’ausilio del modano, un grosso ago generalmente di metallo, munito all’estremità di una cruna aperta. Sotto questa estremità vi è una forcella nella quale si introduce il filo che poi viene fermato con un nodino e avvolto sull’ago. Il modano può essere di diverse grandezze a seconda del filo utilizzato. La realizzazione della rete richiede un abile utilizzo delle dita secondo una tecnica specifica; la rete può avere forma trapezoidale, rettangolare o quadrata. Terminata la rete, è necessario fissare il tutto su un telaio per poter ricamare la rete secondo il disegno prescelto. La facilità di lavorazione e il raffinato effetto fecero sì che ben presto il ricamo a modano abbandonasse la sua tradizionale origine per essere usato nella creazione di complementi d’arredo, nell’abbigliamento femminile e nella realizzazione di paramenti sacri. Una bella leggenda italiana racconta di un giovane pescatore veneziano che, partendo per la guerra d’Oriente, lasciò in dono alla sua amata una rarissima alga di prodigiosa bellezza. Mentre la fanciulla aspettava il ritorno del suo innamorato, lontano ormai da tanto tempo, l’alga comincò’ ad appassire e perche’ non andasse perduta la bellezza del dono e non intristisse anche il suo amore, ella imparò a riprodurla, tessendo con l’ago sulla più fine delle reti da pesca del padre.

 La tradizione del filet è ben radicata nel nostro paese, in Toscana precisamente a Lucciano, la Contessa Spalletti fondò nel 1897 una scuola di filet e dopo due anni risultavano iscritte circa quattrocento donne.
In Sicilia, già dal ‘300, numerosi capi di biancheria in filet arricchivano la dote delle nobili ragazze siciliane. A Isnello, un piccolo paese dell’entroterra siciliano, è stata fondata la Scuola d’Arte "Isnello Ricama" allo scopo di tutelare e promuovere la produzione artistica locale.

Si racconta che Caterina de Medici amasse dedicarsi al filet e nel suo inventario sono stati trovati quasi un migliaio di quadrati con motivi a rosoni floreali.

 

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